Oppure cerca all'interno del blog...

Caricamento in corso...

sabato 27 aprile 2013

Debito pubblico – Febbraio 2013

E il debito continuò a crescere imperterrito anche a Febbraio di quest’anno. Se durante lo scorso anno il debito è cresciuto in media 46,3 mld € rispetto al 2012, per il 2013 siamo già per i primi 2 mesi attorno ai 56,3 mld €. E non stiamo parlando del debito lordo, ma del debito netto!

image

Anche da un punto di vista percentuale il 2013 si è aperto con tassi di crescita superiori alla media degli ultimi 6 anni. C’è comunque da evidenziare che i primi quattro mesi dell’anno sono i più impegnativi per il Tesoro, in quando mediamente si concentrano i maggiori aumenti del debito (vedi tabella). Resta comunque il fatto che ci stiamo muovendo come nel 2011 in valori assoluti…

image

I segnali di peggioramento provengono anche dal fabbisogno delle amministrazioni pubbliche(spese-entrate pubbliche), che a febbraio è esploso a 10 mld €, segno che le entrate stanno diminuendo e le spese continuano a crescere (come abbiamo visto in qualche post fa [link]).

image

Non vi riporto il grafico del debito detenuto da non residenti, che continua a scendere leggermente di mese in mese. Ora siamo attorno al 33,5%.

E sapete cos’è il bello? Che i rendimenti sui nostri Bot sono ai minimi storici e i BTP decennali sono ancora a 300 bps da quelli tedeschi. Qui c’è un sistema finanziario che sta andando in corto circuito…

 

 

Come ben sapete i post del mio blog sono postati anche su altre piattaforme, comeRischioCalcolato, che mi permettono di avere una maggiore visibilità e raggiungere molti nuovi lettori.
Vi invito quindi a passare anche nel mio blog,
DiarioFinanziario e di seguirmi personalmente anche su Facebook e Twitter!

mercoledì 10 aprile 2013

Le correlazioni in economia: la produzione industriale Italiana

L’altro giorno, leggendo il post di Gpg Imperatrice sull’andamento della produzione industriale [link] e sul consumo di energia elettrica mi è venuta un’illuminazione!

Me ne vorranno gli “econometristi” che saranno pronti a discutere sul modello semplicistico con cui andrò ad analizzare le varie correlazioni, ma penso che avere una chiara idea sul come l’economia sia interconnessa tra le sue varie componenti (materiali, tecnologiche ed umane) è basilare, anche per tentare di ipotizzare i futuri andamenti economici.

Cosa vi andrò a dimostrare quindi con questo post? Beh, presto detto: andremo ad analizzare le correlazioni (non sai cos’è? C’è Wikipedia!) tra la produzione industriale e:

  • tasso di occupazione;
  • tasso di disoccupazione;
  • consumo di energia elettrica.

I dati riportati sono per il consumo di energia e la produzione industriale le variazioni percentuali sullo stesso mese dell’anno precedente a partire dal 2010, mentre i tassi di occupazione e il tasso di disoccupazione sono ovviamente i rispettivi tassi rilevati sempre dal 2010. Eccone i risultati.

 

Produzione industriale e tasso di disoccupazioneimage

Questa correlazione è interessantissima e presenta una correlazione lineare altissima (R2>0,8). Ciò cosa vuol dire? Vuol dire semplicemente che la linea blu che viene riportata nel grafico rappresenta con buona accuratezza il rapporto che vi è tra l’andamento della produzione industriale e il tasso di disoccupazione.

Un esempio di utilizzo? Beh, se poniamo come nostro obiettivo raggiungere una disoccupazione al di sotto dell’11% (la situazione attuale è indicata dal punto rosso) la produzione industriale deve crescere rispetto allo stesso mese del precedente anno ad un tasso che va dal 0% al 3%. A gennaio 2013 eravamo a –3,39%. Quindi fino a che la produzione non riprenderà a crescere, non vi sarà ripresa occupazionale.

Vi riporto qui sotto l’andamento della produzione industriale di quest’ultimo anno, con indicati in verde i “dati migliori”, mentre in rosso i “dati peggiori”. Il fondo, per ora sembra essere stato toccato, ma servirà ritornare a crescere (segno +) per cominciare ad abbattere il tasso disoccupazione almeno al di sotto dell’11%.

image

 

Produzione industriale e consumi di energia elettricaimage

Anche quest’altro grafico è interessante, anche se la sua accuratezza è molto più bassa (R2<0,50). In questo caso però abbiamo verificato che dal 2010 ad oggi la tesi di Gpg Imperatrice risulta corretta. In pratica, se il consumo di energia elettrica cresce (o cala, il discorso è “a doppio senso”) rispetto all’anno precedente, lo stesso si può dire della produzione industriale.

image

Se guardiamo quindi ai dati, appare evidente che i consumi elettrici sono in chiaro miglioramento dall’inizio del quarto trimestre del 2012 e gli effetti sulla produzione industriale cominciano a farsi sentire. Speriamo che si riflettano sul mercato occupazionale…

Eppur si muove… si diceva, eppur si muove!

domenica 7 aprile 2013

Facciamo i conti alla Pubblica Ammistrazione (Parte I – La spesa pubblica dal 2000 al 2012)

 

Pochi giorni fa l’Istat ha distribuito l’aggiornamento trimestrale sulla situazione della finanza pubblica, annunciando tra i molti dati il raggiungimento del target del 3% di debito/pil (2,9% per essere precisi) che ci permetterà di uscire dalla procedura di infrazione impartita dalla Commissione Europa.

A corredo del comunicato, l’Istat ha anche fornito qualche serie storica, da cui ho tratto qualche grafico che ritengo interessante per discutere su dati reali, e quindi con maggior ragionevolezza.

Premetto che cercherò di non fornirvi dati assoluti (cioè miliardi di €), in quanto ritengo che creino solo confusione nel lettore; pertanto cercherò di portare tutto sul “piano relativo”, fornendo quindi variazioni percentuali o composizioni di voci in percentuale. Tutti i grafici sono quasi tutti elaborati su dati trimestrali dal primo semestre 2000 al quarto trimestre 2012 (fonte istat.it).

Composizione della Spesa pubblica Italiana (2000-2012)image

Grafico a dir poco disarmante! Bisognerebbero riprenderlo in mano ogni volta che qualcuno parla di tagli e “buona politica economica”. Dal 2000 (quindi con successioni di diversi governi) circa l’80% di tutte le uscite pubbliche sono uscite correnti (vedi grafico successivo per un’analisi approfondita), mentre il restante 20% è quasi equamente distribuito tra interessi e spese per investimenti (uscite in c/capitale).

…..avete notato nulla? Ahahah! Anche l’Istat mi dà ragione (e dà ragione a Berlusconi e Brunetta a dire il vero): l’effetto spread ha avuto un impatto “limitato” sul totale della spesa pubblica! E’ passato dall’8,3% della spesa pubblica nel quarto trimestre 2010 (19,2 mld di €) al 10% della spesa pubblica del quarto trimestre 2012 (23,4 mld).

Un aumento sconvolgente!!!!

Ciò equivale ad aver aumentato di 4,2 miliardi il costo degli interessi a carico dello Stato. Peccato che nel frattempo il debito lordo sia passato da 1.848 mld a 1.988 mld (+7,6% in due anni!) Facciamo un conticino veloce? In rapporto al debito nel 2010 gli interessi (versati nel terzo trimestre) sono stati del 1,04%, mentre nel quarto trimestre 2012 erano al 1,18%. Cacchio che botto!

Avrete quindi capito che il vero problema è tagliare quelle “maledette” uscite correnti, che formano al quarto trimestre 2012 l’83% di tutto quel che viene speso dalla PA.

 

Composizione delle spese correnti (2000-2012)

image

Ecco qua forse il grafico chiave di tutta la recente storia economica italiana: la composizione delle spese correnti delle PA italiane. E sì cari lettori, il vero “cancro” economico italiano è la spesa per le nostre pensioni! Dal 2000 il costo, se rapportato al totale della spesa pubblica, continua a crescere nonostante riforme, controriforme e contro-controriforme. Negli ultimi 4 trimestri la situazione sembra stabilizzarsi, ma è dal 2007 che la tendenza è al rialzo (al tempo il governo in carica era il governo Prodi II). Resta comunque il fatto che la tendenza al rialzo non è certo determinata da decisioni di spesa pubblica di qualche anno fa. Il grafico parla chiaro: è una tendenza che continua da decenni e che si è autoalimentata senza soluzione di continuità. Solo se veramente riusciremo a stabilizzarla si potrà seriamente parlare di correzione strutturale degli sbilanci pubblici secondo la mia modestissima opinione.

Altro argomento da prendere in considerazione è la rilevanza (seppur confrontata agli altri contenuta) dei consumi intermedi. Negli ultimi tre mesi del 2012 l’Istat evidenzia che sono stati spesi 24 miliardi per consumi intermedi. Il 10% circa di tutta la spesa pubblica del periodo. E’ certamente una cifra rilevante, ma capite bene che se la spending review si focalizza principalmente su una compente della spesa (i consumi intermedi appunto) che conta un 10% del totale della spesa i risultati attesi non saranno di certo eclatanti!

 

Tendenze di alcuni componenti rilevanti della spesa pubblica (2000-2012)

image

Questa mia elaborazione ci fornisce ancora ulteriori spunti di discussione. Intanto, come già rilevato, le prestazioni sociali in denaro sono una componente di spesa SEMPRE in costante aumento qualunque sia l’andamento economico sottostante. Negli ultimi trimestri i tassi di crescita si sono stabilizzati attorno a valori molti più bassi rispetto agli anni precedenti, ma rimane il fatto che siano sempre preceduti dal segno più…

Sul lato interessi, vediamo che l’andamento replica di fatto la dinamica dei tassi che si è sviluppata in questi ultimi anni, con un evidente picco al primo trimestre dello scorso anno (insediamento del governo Monti I). Anche gli interessi continuano però a crescere, ma non tanto per l’andamento dei tassi e dello spread, ma per la crescita del debito pubblico (non mi stancherò mai di dirlo! Per maggiori informazioni leggiti i miei post sul debito pubblico entrando sul mio blog e cliccando sul banner in alto dove trovi la voce “Debito pubblico”).

La spending review invece comincia a generare risultati evidenti (nonostante non abbia rilievo sul totale della spesa). Un calo del 7% rispetto al quarto trimestre 2011 è un ottimo risultato. E c’è inoltre da evidenziare che dalla nomina del governo Monti i consumi intermedi sono una delle poche voci su cui effettivamente il Governo ha saputo usare l’ “acetta”.

In uno dei prossimi post vedrò di approfondire, sempre tramite l’utilizzo di grafici, l’andamento delle entrate pubbliche. Stay tuned.

 

Come ben sapete i post del mio blog sono postati anche su altre piattaforme, come RischioCalcolato, che mi permettono di avere una maggiore visibilità e raggiungere molti nuovi lettori.
Vi invito quindi a passare anche nel mio blog,
DiarioFinanziario e di seguirmi personalmente anche su Facebook e Twitter!

sabato 16 marzo 2013

Debito pubblico – Interessante revisione…. (Gennaio 2013)

Come ben sapete i post del mio blog sono postati anche su altre piattaforme, come RischioCalcolato, che mi permettono di avere una maggiore visibilità e raggiungere molti nuovi lettori.
Vi invito quindi a passare anche nel mio blog,
DiarioFinanziario e di seguirmi personalmente anche su Facebook e Twitter!
Prima di passare al commento della situazione del nostro debito, volevo informarvi circa alcuni cambiamenti che Banca d’Italia ha apportato al fine di meglio comprendere l’andamento generale del debito. E’ infatti stato reso disponibile (finalmente) la contribuzione dell’Italia ai vari fondi (EFSF, ESM) e aiuti bilaterali che negli scorsi anni sono stati erogati in maniera da scorporarli dal debito lordo e quindi ottenere una misura ancora più accurata del debito netto che ora non è più confrontabile con le vecchie serie storiche. Questo importante cambiamento di fatto “rovescia” il penultimo post del debito pubblico, ma non voglio dilungarmi più di tanto e passiamo direttamente alla lettura dei nuovi dati.
Il dato di ieri (debito lordo oltre 2 mila mld) già lo conoscete, per cui non mi dilungo più di tanto. Quello che invece mi preme di sottolinearvi sono le tendenze che si sono registrate in questi ultimi mesi, a seguito anche degli effetti degli aiuti Europei che nei precedenti post non venivano presi in considerazione ed ora vengono “elisi” contribuendo a formare il cosiddetto debito netto italiano.
image

giovedì 14 marzo 2013

Bilancia Commerciale Italiana [Dicembre 2012]

Come ben sapete i post del mio blog sono postati anche su altre piattaforme, come RischioCalcolato, che mi permettono di avere una maggiore visibilità e raggiungere molti nuovi lettori.
Vi invito quindi a passare anche nel mio blog,
DiarioFinanziario e di seguirmi personalmente anche su Facebook e Twitter!

Eccomi con l’ultimo aggiornamento sulla bilancia commerciale Italiana.
Partiamo direttamente con i grafici più importanti, dove mi sono permesso di aggiungere un mio personalissimo commento.
image